L’articolo del mese di settembre 2026 del PSJC contiene le sintesi degli articoli del mese, selezionati a cura della dott.ssa Elisabetta Verrillo, dirigente medico del Centro Sleep & Ventilation, UOC Broncopneumologia e Fibrosi Cistica diretta dal prof. Renato Cutrera, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma.
Si ringrazia il Segretario junior del GdS dott.ssa Gaia Di Bella per la realizzazione grafica del periodico di aggiornamento continuo PSJC.
In questo numero è stata proposta una recentissima review selezionata da European Annals of Otorhinolaryngology, Head and Neck Diseases, 2026 (Limitations of the Apnea-Hypopnea Index in pediatric obstructive sleep apnea) dove si valutano i limiti dell’indice di apnea ipopnea (AHI) nel descrivere l’impatto clinico e fisiopatologico dell’OSAS pediatrico, analizzando i fondamenti metodologici dell’indice di patologia, la sua relazione con sintomi e morbilità, i parametri alternativi disponibili e le implicazioni per l’indicazione allo studio del sonno e per la scelta terapeutica. Gli autori propongono un approccio multiparametrico che integri AHI, ODI, nadir SpO2, T90, HB (hypoxic burden), limitazione di flusso, RERA, RDI, oltre sintomi, qualità di vita e comorbidità, in una valutazione unica complessiva, finalizzata a personalizzare l’indice di apnea ipopnea ovvero a contestualizzare l’indice nel singolo fenotipo, concludendo che non dovrebbe essere utilizzato isolatamente per determinare gravità clinica e indicazione terapeutica, dal momento che la gestione dell’OSAS pediatrico richiede una valutazione integrata dell’ostruzione respiratoria e delle sue conseguenze sul singolo paziente.
È stata, inoltre, volutamente proposta una review, anche se non più recentissima, ma estremamente stimolante e ancora al centro di approfonditi dibattiti in Medicina del Sonno, che parte da un’osservazione quotidiana e concettualmente decisiva: durante il sonno la coscienza può scomparire, come nel sonno senza esperienza riferita, ma può anche riemergere in forma sostanziosa nel sogno, pur in una condizione di marcata disconnessione dall’ambiente. Gli autori definivano la coscienza come correlata alla presenza di un’esperienza, vale a dire all’esistenza di un contenuto soggettivo, dove il sogno mostra come il cervello addormentato sia tutt’altro che inattivo, potendo produrre scene e narrazioni attraverso la ricombinazione di elementi appartenenti al repertorio costruito durante la veglia e questa ricombinazione può essere in qualche modo collegata ai processi di riorganizzazione sinaptica e consolidamento della memoria presenti nel sonno.
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